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22.08.2014 - intervista a Riccardo Brugnara


Altra eccellenza formatasi nel Rugby Mantova: Riccardo Brugnara
Dopo tutta la trafila nelle giovanili del Rugby Mantova, Riccardo ha giocato una stagione in prestito nell’Under 20 del Viadana. Rientrato in biancorosso, ha superato il provino con il Leicester Tigers, una delle società più blasonate del rugby Europeo. Arrivato in Inghilterra nel Settembre del 2011, ha vestito per due stagioni la maglia dell’Accademia Giovanile del Leicester. Entrato nella rosa della prima squadra dei Tigers, ha giocato nella passata stagione come “permit-player” nel Doncaster RFC, contribuendo alla promozione de “Knights” nella massima divisione. A fine campionato è ritornato al Leicester.
 
Carriera
Rugby Mantova Sett. Giovanile
Rugby Viadana (U20)
Leicester Academy (U18)
Doncaster (2^ Div. Inghilterra)
Leicester Tigers (1^ Div. Inghilterra)
 
 
A che età hai cominciato a giocare a Rugby?
Ho cominciato a giocare a rugby molto presto. Avevo 8 o 9 anni.
Come hai conosciuto questo sport?
A farmi conoscere questo sport è stato il mio professore di educazione fisica, Onorio Marocchi. Giocavamo a scuola a tag-rugby, un gioco propedeutico senza contatto.
Qual è il tuo primo ricordo di gioco con la maglia del Rugby Mantova?
Ho moltissimi ricordi del periodo in cui ho giocato a Mantova. Sicuramente il ricordo più vivo è della partita del campionato Under 20 Mantova-Fiumicello. Ci allenava Daniele Bennati, è stata una partita davvero impegnativa sotto tutti i punti di vista, ci giocavamo il primo posto in classifica. Ricordo bene tutti i miei compagni di squadra. Gli spalti erano pieni, il pubblico gridava. Che bei momenti. Quali parole di un tuo allenatore continuano a rimbombarti in testa?
Ho avuto molti allenatori e tutti diversi l’uno dall’altro. Da ognuno ho imparato qualcosa. In campo mi tornano in mente davvero tanti consigli che i miei allenatori nel tempo mi hanno dato. Oltre ai consigli ricordo bene anche gli insulti… quelli sì che mi rimbombano nel cervello! Per crescere è utile tutto. La massima che ho fatto mia è “Qualità, non quantità”.
Dopo Mantova hai potuto misurati con un gioco di livello superiore. Come è nata questa occasione?
Si dice che il treno passi una volta sola e io, appena l’ho incrociato, ci sono salito al volo! Ho partecipato a un “camp” estivo in italia, diretto dall’ex allenatore dell’Australia, Bob Dwyer, e dall’ex allenatore del Leicester Tigers Academy, Mike Pennistone. Proprio Pennistone, ha visto in me le qualità per giocare nel campionato giovanile inglese. Mi ha organizzato un provino di una settimana con il Leicester. Da lì è cominciato il mio percorso tutto.
Al momento quale rappresenta il migliore successo della tua carriera?
AL momento il mio più grande successo è di essere riuscito a entrare nella rosa della prima squadra del Leicester Tigers, uno dei club più forti e titolati d’Europa, conosciuto per fama in tutto il Mondo.
Quali obiettivi ti poni per il futuro?
Punto a esordire nella Premiership inglese e, più avanti, giocare in Heineken Cup. Un passo alla volta. Per ora i miei obiettivi sono questi.
Dopo il rugby cosa vedi nella tua vita?
Sinceramente, adesso come adesso, non lo so cosa vedo dopo il rugby. Sono focalizzato sul presente, su un percorso che ho appena cominciato e che voglio portare fino alla fine. Qualunque cosa farò dopo, spero sia qualcosa di buono.
Campioni si nasce o si diventa?
Non penso si nasca campioni. Tutti partiamo allo stesso livello e sta a ognuno di noi decidere, se metterci il cuore e usare la testa oppure non farlo. La differenza sta proprio qui: bisogna essere davvero motivati in questo sport, la dedizione al lavoro è fondamentale.  Tutti fattori che sommati e usati nel modo corretto fanno di un giocatore un campione.
Quali sono le qualità fondamentali per affermarsi nel rugby di alto livello?
Impegnarsi al massimo e metterci il cuore. Questo è fondamentale. Poi serve un certo livello di preparazione fisica, ma ciò diciamo che, come tutto il resto, si può allenare.
Perché un giorno consiglieresti a tuo figlio di giocare a Rugby?
Perché al di là della completezza che questo sport sul piano fisico garantisce, il rugby insegna il rispetto e la fiducia, verso i compagni di squadra, verso lo staff e l’allenatore. Un forte rapporto di fiducia reciproca sta alla base di una squadra vincente. Il rispetto è fondamentale anche verso l’avversario. Qui si dice: sabato giochiamo “con” un’altra squadra, non “contro". Una piccola differenza che cela un grande insegnamento. Il rugby è proprio questo. Ecco perché vorrei un giorno mio figlio giocasse.
Nonostante la distanza e gli impegni segui ancora il Rugby Mantova?
Certo. A Mantova ho ancora tanti amici. Ragazzi che ora sono in prima squadra, con cui ho giocato tanti anni, ma anche gli allenatori e i volontari che orbitano attorno al club. Tutte persone che conosco da una vita e che saluto sempre volentieri.
Il Rugby Mantova è una piccola realtà che vive e sopravvive nel dilettantismo. Quale pensi debba essere l’obiettivo per una società di questa dimensione?
Il rugby Mantova è prima di tutto una bella società, che non va affatto male, ha giocatori con ottime qualità e con tanti giovani pronti a dare tutto pur di vestire la maglia della prima squadra. Il mio consiglio è di continuare su questa strada e di puntare tutto sui giovani che per una società sono il futuro!



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